C’è un istante, in ogni concerto d’organo in chiesa, in cui non succede ancora niente. La navata è piena, le luci sono basse, le mani non hanno ancora toccato i tasti. È il silenzio prima del primo accordo, e tutto quello che viene dopo nasce da lì. Questo è il racconto di quell’istante, visto da due lati: dalla panca, dove siete seduti voi, e dalla consolle, dove siede Mario Ciferri.
Varcare la soglia di una chiesa
Si arriva da fuori: dal rumore della strada, dal telefono che vibra in tasca, da una giornata che non ha chiesto il permesso a nessuno. Poi la porta pesante si chiude alle spalle, e cambia tutto. L’aria è più fresca, quasi umida, e porta con sé l’odore della pietra e della cera. La luce scende obliqua dall’alto, si ferma sulle colonne, lascia gli angoli nell’ombra. I passi si accorciano. Anche chi non è credente abbassa la voce, senza sapere perché.

Mario Ciferri vede la stessa scena ogni volta, ma da un punto di vista diverso dal vostro: lui non è lì per entrare, è lì per suonare. In fondo alla navata, sopra la porta o accanto all’altare, c’è uno strumento che nessuno ha ancora svegliato. E c’è una sala intera che aspetta.
Le mani sui tasti: il primo suono
Per un organista ogni chiesa è un problema da risolvere. Mario non lo vive come un ostacolo, ma come un compito. Che organo è questo? Quanto è lunga la navata? Che cosa restituisce questa pietra, quando la si interroga?
Si siede alla consolle, poggia le mani sulla tastiera e preme un tasto. Il primo suono è una domanda, non una risposta. Ascolta come parte, quanto dura, dove va a posarsi. Se c’è eco, la sente tornare in ritardo; se non c’è, nota quanto in fretta il silenzio lo inghiotte. Poi sceglie: il registro giusto, la misura giusta, il respiro giusto di una frase. È il lavoro delle prove, che secondo lo strumento e il programma vanno da due-tre ore a un’intera giornata.
Quello che cerca è una sinergia tra tre cose che non si sono mai incontrate prima: lo strumento, lo spazio e la storia che quella chiesa ha accumulato nel tempo. L’acustica della chiesa e il carattere dell’organo a canne decidono insieme che cosa si può suonare e come. Per questo il punto di partenza è la disposizione fonica, l’elenco dei registri dello strumento: ne abbiamo parlato in che cos’è la disposizione fonica dell’organo. È così che un programma smette di essere una scaletta e diventa qualcosa di costruito per quel luogo e per nessun altro.
Che cosa hanno ascoltato queste pietre
Mario lo descrive come il silenzio magistrale di uno spazio che vive da secoli: preghiere, incoronazioni, addii; respiri trattenuti, speranze sussurrate. «Una polifonia di anime depositata tra le pietre.»
Provate a immaginarlo da seduti, in una panca, a luci basse. Quante persone si sono sedute dove siete seduti voi? Che cosa hanno chiesto, in questo stesso silenzio, che non hanno chiesto a nessuno? Chi hanno salutato qui, per l’ultima volta? E voi, che cosa non avete ancora detto a voce alta?
Ci sono pensieri che si affacciano soltanto in certi luoghi. Una colpa che credevate sepolta. Un nome. Un desiderio che non ha trovato posto nel resto della settimana. Il silenzio di una cattedrale non giudica: aspetta. E quando l’organo comincia, quei pensieri non spariscono. Si mettono a camminare dentro la musica.

Il suono che risponde
Poi, a un certo punto, succede. Non c’è un momento preciso: è una frase che si apre, una nota grave che arriva nel petto prima che nelle orecchie. Il suono dell’organo a canne non spiega niente, ma risponde. A chi era venuto per curiosità, risponde che c’è qualcosa che non si capisce con la testa. A chi ascoltava da critico, con le braccia incrociate, risponde con ciò che nessuna recensione sa dire: che la tecnica serve a farsi da parte. A chi cercava senza sapere che cosa, risponde che quel «di più» che sentiva mancare esiste, ed è già in questa stanza.
Quando l’ultimo accordo si spegne, la navata torna silenziosa. Ma non è lo stesso silenzio di prima.
A Porto San Giorgio questo accade da tempo. Nella chiesa di San Giorgio Martire, dove Mario Ciferri è organista titolare, il Festival Organistico Internazionale «Città di Porto San Giorgio» è nato nel 2007 e in vent’anni ha offerto alla città oltre cento concerti, sempre a ingresso libero. Le immagini di alcune di queste serate sono nella pagina Foto e video.
«Sine musica nulla vita»: senza la musica, nessuna vita. Non è una formula. È quello che si capisce restando fermi, qualche secondo, dentro il silenzio di una chiesa, prima che l’organo parli.
Come ascoltare un concerto d’organo in chiesa
Non serve una preparazione particolare per ascoltare un concerto d’organo. Bastano qualche accorgimento e un po’ di curiosità.
Arrivare qualche minuto prima
Il silenzio di cui abbiamo parlato fa parte del concerto. Entrare con calma, sedersi, lasciare che l’occhio si abitui alla luce e l’orecchio al fondo sonoro della navata prepara all’ascolto meglio di qualunque programma di sala.
Guardare, oltre che ascoltare
Spesso l’organo è in alto o alle spalle del pubblico, e l’organista non si vede. Vale la pena cercare con lo sguardo la cassa e le canne: è da lì che parte il suono, ed è la chiesa intera a farlo arrivare fino a voi.
Lasciare spazio alla risonanza
In una navata il suono continua dopo che l’ultima nota è stata suonata. Aspettare che si spenga del tutto, prima di muoversi o di applaudire, significa ascoltare anche quella parte della musica che appartiene all’edificio.
L’ingresso
Dipende da chi organizza. I concerti del Festival Organistico Internazionale di Porto San Giorgio, ad esempio, sono a ingresso libero: il calendario delle prossime serate è nella pagina del Festival.
Domande frequenti
Dove conviene sedersi per ascoltare l’organo?
Non esiste un posto valido ovunque: ogni chiesa ha un’acustica diversa e l’organo può trovarsi in cantoria, nel presbiterio o di lato. In generale, una posizione centrale nella navata permette di sentire l’insieme dello strumento e della risonanza; se volete vedere l’organista, chiedete prima del concerto se è previsto uno schermo o se la consolle è visibile.
Si applaude in chiesa durante un concerto d’organo?
Il concerto è un evento musicale e l’applauso è un modo per ringraziare l’interprete. Conviene però aspettare la fine del brano e lasciare che il suono si spenga nella navata: in chiesa la risonanza fa parte della musica.
Quanto dura un concerto d’organo?
Non c’è una durata fissa: ogni programma di Mario Ciferri è costruito per lo strumento e per il luogo che lo ospitano. Chi organizza la serata la concorda con lui al momento di definire il programma.
Mario Ciferri suona anche organi elettronici?
No. Suona esclusivamente organi a canne, in chiese, cattedrali e sale da concerto. Il suo percorso e il repertorio sono raccontati nella Biografia.
Per ascoltarlo: il calendario è nella pagina Festival.
Per invitarlo nella vostra chiesa o rassegna: scrivete a Mario Ciferri dalla pagina Contatti, indicando la città e, se lo sapete, l’organo.
Organizzate un concerto o una rassegna?
Mario Ciferri suona solo organi a canne, in chiese, cattedrali e sale da concerto. Per cominciare basta una e-mail con tre cose: città, periodo indicativo, una foto della consolle o la disposizione fonica. Il programma si costruisce sul vostro strumento; il primo scambio non vi impegna.
di diakov.it